Rosario Livatino, il ricordo sul posto dell'omicidio
A 19 anni esatti dal giorno in cui venne barbaramente ucciso dalla mafia, è stato ricordato il giudice Rosario Livatino. Proprio lì, lungo la strada statale 640, dove il «giudice ragazzino» venne dapprima tamponato con l'auto e poi assassinato dai suoi killer. A fare memoria di quell'uomo per il quale è stato avviato il processo di beatificazione, c'erano tutte le autorità.
Dal prefetto di Agrigento Postiglione al sindaco di Agrigento Zambuto. Dal procuratore della Repubblica Di Natale al presidente del Tribunale di Agrigento D'Angelo. Ed ancora, il maggiore dei carabinieri Salvo Leotta, il presidente della Provincia, Eugenio D'Orsi, il sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo, l'insegnante di Livatino, Ida Abbate, e l'assessore regionale Roberto Di Mauro. Ad anticipare il momento liturgico, curato da don Giuseppe Livatino, è stato con un discorso il giudice Luca Palamara, presidente dell'associazione nazionale magistrati.
Intanto il ministro Angelino Alfano ha deciso di intitolare una sala del Ministero al giudice ragazzino: "Sono trascorsi 19 anni dall'omicidio del giovane Rosario Livatino - ha detto il guardasigilli - e dal 23 settembre, con cerimonia ufficiale, la sala verde del ministero della Giustizia porterà il suo nome.E' stato uno degli omicidi mafiosi più efferati - prosegue Alfano -: nessuna pietà da parte dei suoi assassini, quasi a sottolineare che quel silenzioso e schivo giovane rappresentava una vera e propria minaccia, un pericolo per gli 'affari' di mafia. Livatino, il giudice ragazzino, morto ad appena 38 anni, sulla strada tra Agrigento e Caltanissetta, è l'emblema di un magistrato che interpreta con alto senso del dovere e abnegazione il proprio ruolo. Un'attenta valutazione dei reati commessi - prosegue il ministro - obiettività e serenità di giudizio, nell'assoluta indipendenza da condizionamenti, intuito, professionalità e riserbo erano le principali le sue principali doti".