Trentatré arresti condotti in poche ore. Quattro anni di lavoro per preparare lo scacco, quello matto, che ha dato il nome all'operazione condotta questa mattina dai carabinieri del comando provinciale di Agrigento.
Indagini che hanno portato gli investigatori della Dia e della Procura di Sciacca a scoprire una rete finalizzata ad acquisire la diretta gestione di attività economiche ed appalti pubblici e il controllo della fornitura di calcestruzzo, automezzi e manodopera specializzata, e hanno portato al sequestro di una trentina tra società e imprese e di numerose abitazioni di proprietà di tre imprenditori, Antonino Maggio, Vitino Cascio e Francesco Fontana, ora sottoposti a provvedimenti cautelari con l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, finalizzata al controllo degli appalti pubblici e di attività economiche. Una vera e propria rete di società e partecipazioni azionarie tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo, che consentiva ai tre di "mettere le mani" su concessionarie, cave, impianti di cemento e calcestruzzi.