Ultimo aggiornamento: Giovedì 2 Set. 2010 | 20:19
Politica | Agrigento | 26 Apr 2009 | 13:54

PD Giuseppe Arnone incassa il colpo e rilancia

agrigentonotizie - cronaca sicilia agrigento politica cultura regione
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di Nino Reginella

A pochi giorni dal provvedimento di decadenza dal consiglio nazionale del Partito democratico emesso dalla Commissione di garanzia nei confronti di Giuseppe Arnone abbiamo incontrato l’interessato per sentire le sue ragioni sulla vicenda.

Consigliere Arnone lei su questo provvedimento della Commissione ha subito parlato di un equivoco, ci vuole spiegare meglio?
   
"Io non sono stato avvertito, non mi hanno comunicato nulla che stavano assumendo queste decisioni. Il provvedimento che dà atto di queste decisioni mette sullo stesso piano me e una consigliera provinciale di Caltanissetta che ha aderito al centrodestra.
Per cui, dalla ricostruzione che abbiamo operato, la Commissione di Garanzia non conoscendo la situazione siciliana aveva dato per scontato che io avessi aderito ad un movimento diverso e che la mia candidatura si poneva  fuori dal quadro di interessi del Partito Democratico. Così non è,  come adesso  spiegheremo alla Commissione di garanzia, perché io ho fatto votare al consiglio provinciale  i candidati del Pd tanto è vero che  abbiamo fatto anche delle riunioni, a seguito della mia scesa in campo per l’elezione del presidente della Provincia non abbiamo fatto alcuna lista di candidati ma avevamo proposto di candidare Claudia Casa nella lista del Pd, ma non ce l’hanno consentito consapevoli del fatto che  il nostro suffragio su di lei avrebbe permesso sicuramente la sua elezione.
Quello che noi abbiamo è uno scontro politico vero, io adesso alla Commissione evidenzierò che avevamo commissionato un sondaggio dal quale era  emerso che io ero il miglior candidato possibile per il centro sinistra, seppure in una situazione in cui in provincia il centrodestra era fortissimamente avvantaggiato, anche per la mia capacità di intercettare un voto di opinione trasversale cioè voti provenienti da un’area del centrodestra.
La decisione di candidarmi era motivata anche dal fatto di consentire al centrosinistra di puntare agevolmente  al ballottaggio poiché, ovviamente,  se la differenza con il centrodestra non fosse stata  di 75 a 25 ma 55 a 45 i miei voti avrebbero consentito di andare al ballottaggio, e  se si fosse replicato il risultato di cinque  anni prima,  grazie a me, si sarebbe andati al ballottaggio e quindi a vincere le elezioni.
Per quanto mi riguarda io rimango dentro al Partito Democratico, non solo,  mi candiderò al congresso nazionale del Pd negli organismi nazionali, farò appello al voto in modo forte e marcato per i due candidati Rita Borsellino e Rosario Crocetta già nelle prossime ore, per cui per me cambia ben poco".


Adesso ci si chiede cosa farà Arnone, continuerà a portare avanti quella proposta fatta dal gruppo degli Ecodem di candidarlo nelle liste del Pd alle elezioni europee?
"Come dicevo prima il mio impegno sarà indirizzato verso l’appoggio alle candidature di Borsellino e Crocetta, poi ritengo che in questa provincia di Agrigento si seguono logiche poco convincenti dal punto di vista elettorale chiunque può comprende che mettere Arnone in lista alle elezioni europee  significava fare un bel regalo al Partito democratico. Non avevo certamente ambizioni di essere eletto, ma avrei concentrato il mio consenso in provincia di Agrigento e probabilmente anche nelle province di Palermo e Caltanissetta così da dare il mio notevole contributo, con il voto di opinione, al partito.
Se consideriamo che da solo alle provinciali ho raggiunto oltre l’8 percento , il 20 percento in città, credo che con molta difficoltà la candidata locale Mariolina Bono possa avvicinarsi a un terzo di questi voti. Esiste uno scontro all’interno del Pd di Agrigento che sicuramente non fa bene al partito, da parte dei sostenitori ed elettori agrigentini del centrosinistra ci si chiede: ma quando finirà tutto questo?
Ho tentato di ricondurre lo scontro politico nell’alveo di una normale e corretta dialettica di partito, infatti il 14 ottobre, nel corso delle primarie che elessero Veltroni,  ho teso la mano ad Angelo Capodicasa ma mi sono sentito rispondere che lui non intende stringere la mano ad Arnone. Quando abbiamo consegnato il sondaggio, Capodicasa non ha voluto neanche prendere in considerazione i dati emersi, come se, invece di consegnare un sondaggio, costato migliaia di euro al gruppo degli ecodem,  avessimo regalato un topo morto.
La candidatura di Giandomenico Vivacqua è venuta fuori senza alcuna discussione interna al partito, cioè senza che si spiegassero le motivazioni politiche per cui  Vivacqua era meglio di Arnone. Tutto questo fa parte di una logica truculenta di livori che non ha nulla di politico è ovvio che le ragioni dello scontro sono ereditate da precedenti scontri dentro i Ds. Io ho posto e pongo una serie di questioni, che riguardano il rinnovamento della classe politica. Ad esempio l’alleanza con l’ex sindaco di Campobello di Licata, Calogero Gueli, i cui comportamenti erano intrisi di cultura mafiosa che gli sono costati, assieme al figlio ed al genero, una condanna a vent’anni per mafia, non l’ho fatta io ma Capodicasa per oltre vent’anni fino alla fine .
Ed ancora, a  Siculiana con chi stanno loro, io appoggio Catanzaro e lo dico con chiarezza invece Capodicasa e il Pd con chi sta? Hanno mai fatto un’analisi su una vicenda come quella di Siculiana che ha visto il consiglio comunale sciolto per mafia sulle accuse di Catanzaro? Le cose sono due, o  Catanzaro è un cialtrone oppure, come penso io , Catanzaro è un esempio dell’imprenditoria siciliana, una bandiera, e se è una bandiera vuol dire che il Pd a Siculiana aveva, per usare un eufemismo, situazioni certamente non felici.
Per quanto riguarda invece il comune di  Canicattì, io ho fatto un libro che si intitolava “alta mafia” sull’inchiesta di alta mafia che coinvolgeva un altro sindaco Ds, Antonio Scrimali,  di un Comune sciolto  per mafia e candidato alle elezioni regionali nelle liste dello stesso partito. Anche su questa vicenda non dobbiamo dire niente e fare fuori Arnone perché pone queste questioni?
Io non credo che potranno farmi fuori per tutto questo.
Io posso sembrare presuntuoso, ma la gente riconosce in me la vera politica, perché sono presente sulla battuta politica, dò valutazioni che sono politiche, anche se a volte queste valutazioni occorre cambiarle. Ad esempio, qualche minuto fa ero con il sindaco Zambuto in colloquio molto intenso, mentre in precedenza ci sono stati con lui momenti di dissenso, anche forti, che poi si sono trasformati  in momenti di confronto e grande consenso,  perché oggi io ritengo, sulla base dei fatti, che lui rappresenti una vera risorsa per la realtà agrigentina".